L'IO ASSOLUTO E L'IO CONCRETO
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Fichte: l’io come attività assolutaPer Fichte, l’Io non è un semplice soggetto psicologico, ma il principio originario da cui scaturisce tutta la realtà. È un’attività pura che “pone se stessa” e che, per potersi realizzare pienamente, deve porre fuori di sé un limite, il non-io: la natura, il corpo, l’esperienza sensibile. Nulla esiste indipendentemente dall’Io, perché tutto è prodotto dalla sua azione creatrice. La libertà, in questa visione, non è un dono già posseduto, ma una conquista continua: l’Io è libero soltanto nella misura in cui si esercita e supera i limiti che esso stesso si dà. Fichte rappresenta così l’apice dell’idealismo soggettivo, dove il mondo nasce come condizione necessaria dell’attività spirituale.
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Schelling: Io e natura come due espressioni dell’Assoluto
Schelling riprende l’eredità fichtiana, ma ne critica l’eccessiva centralità dell’Io. La natura, ridotta a semplice strumento o ostacolo, risulta quasi impoverita. Egli propone invece una visione in cui la natura e lo spirito sono due manifestazioni di un unico principio, ovvero l’assoluto. La natura è lo “spirito visibile” e a sua volta lo spirito è la “natura invisibile”: entrambi sono necessari all'albo e nessuno dei due prevale. In questa prospettiva, l'io non crea la natura, ma emerge insieme ad essa da una radice comune. Schelling tenta così una conciliazione tra idealismo e realtà naturale, interpretandoli come due lati di un’unica dinamica vivente.__________________________________________________________________________
Feuerbach: l’Io come essere umano concreto
Feuerbach rompe con tutta la tradizione idealista: l’io assoluto di Fichte e l’assoluto di Schelling sono, secondo lui, proiezioni astratte che distolgono dalla vera realtà dell’uomo. Ciò che esiste prima di tutto è la natura, il corpo, la sensibilità: l’essere umano è un ente materiale, finito e concreto, non una manifestazione di un principio spirituale. La coscienza non crea il mondo, ma deriva dalla materia. Feuerbach riporta così l’io “a terra”, trasformandolo nell’uomo reale e preparando il terreno al materialismo moderno. È nell’esperienza corporea e nei rapporti umani che egli vede il vero fondamento di ogni filosofia autenticamente umana.
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