Vita, formazione e primi sviluppi
Karl Marx (1818-1883) studia prima diritto e poi filosofia, entrando in contatto con l’idealismo di Hegel. Ne apprezza l’idea del cambiamento storico, ma rifiuta la sua visione troppo astratta. A Parigi e Bruxelles conosce il socialismo francese, che però critica come troppo “utopistico”. Con Engels scrive il Manifesto del Partito Comunista, basato sulla lotta di classe e sull’unione dei lavoratori contro la borghesia
Religione e alienazione
Per Marx la religione nasce dal dolore degli uomini oppressi: è una consolazione, “l’oppio del popolo”, e sparirà solo quando cambieranno le condizioni materiali. L’alienazione dell’operaio è centrale nella sua critica al capitalismo: il lavoratore è separato dal prodotto del suo lavoro, dalla sua attività, da sé stesso e dagli altri, rendendo il lavoro ripetitivo, forzato e disumanizzante.
Il rapporto servo - padrone
Il padrone possiede i mezzi di produzione (fabbriche, macchinari, capitali), mentre il servo, cioè l’operaio, ha solo la propria forza-lavoro e deve venderla per vivere.
L’operaio crea valore con il suo lavoro, ma viene pagato meno di ciò che produce. La differenza è chiamata plusvalore e diventa il profitto del padrone.
Per questo Marx afferma che il padrone si arricchisce grazie al lavoro del servo, mentre il servo resta dipendente dal padrone per poter sopravvivere.
Materialismo storico e critica al capitalismo
Marx sostiene che la storia dipende dall’economia: la struttura economica (modo di produzione, rapporti di lavoro, tecnologie) determina la cultura, la politica e la religione (la “sovrastruttura”). Il capitalismo, però, ha contraddizioni interne: le macchine sostituiscono gli operai, il profitto tende a diminuire e la povertà dei lavoratori riduce i consumi, generando crisi.
Il saggio tendenziale di profitto
Succede perché, per produrre di più, i padroni investono sempre più soldi in macchinari e tecnologia e sempre meno nel lavoro umano.
Ma per Marx è il lavoro umano che crea davvero il plusvalore, cioè il profitto.
Di conseguenza, anche se la produzione aumenta, il profitto tende lentamente a calare, perché diminuisce la parte del lavoro che genera valore.
Stato borghese, rivoluzione e comunismo
Lo Stato non è neutrale: difende gli interessi della borghesia. Per questo Marx propone una rivoluzione guidata dal proletariato. Dopo una fase di transizione chiamata “dittatura del proletariato”, si dovrebbe arrivare alla società comunista, senza classi, senza proprietà privata e senza Stato, dove ogni individuo può svilupparsi liberamente.

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